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novembre 18, 2013 / Paolo Magrassi

Watson goes to work

Watch out for disruptive innovation from this program over the next 5 years:

watson jpg

agosto 19, 2013 / Paolo Magrassi

The smarter, the dumber

sdI can hardly think of anyone dumber than the average smartphone enthusiast. Technically a meaningless term by now, smartphone is used as a marketing buzzword to make the consumer feel smart if she keeps up employing her financial resources and personal time to consume online. The object of the consumption are hardware gadgets, connection time, apps (mostly designed for the dummies who can’t use the web), online entertainment, and especially in-app purchasing, one of the killer marketing applications of the 2000s, first popularized by Apple. In the process, people also consume most of their cognitive bandwidth, which, consistently with what Jon Zittrain anticipated, is directed to playing the games conceived by astute marketeers, and almost never aimed at expanding one’s competence. As with most digital technologies, one to five percent of people are leveraging smartphones to gain power and/or expand knowledge, while the other 95% are but blind consumers. And the consumer is “a prey in the Supranet jungle”… Mastery of technology, whether it be digital, financial, biotech, or materials’, is what generates the increasing income inequality to be observed worldwide. Take a look at the portion of people who can use technologies (instead of just being used through them), and you’ll get a proxy of the portion of people who are getting richer and richer. [Written on the day that “smartphone sales surpassed feature phones”, whatever that means]

maggio 2, 2013 / Paolo Magrassi

The jackass and the password

jackass3_5_01 The reason online authentication becomes more and more annoying is not that crackers are getting smarter: it is the multitudes of fools who cannot pick a decent password!

marzo 30, 2013 / Paolo Magrassi

Il mito della democrazia diretta

dd1Anche chi, come me, lo considera stralunato e strampalato, deve ammettere che il Movimento grillino ha o avrà il grande merito di riavvicinare la gente alla politica.

Da qualche decennio, la carriera politica veniva intrapresa quasi esclusivamente da arrivisti senza scrupoli e senza ideali, perché si era capito che essa era altamente remunerativa anche se non si aveva alcuna competenza né talento se non furbizia e assertività. Ma era comunque un ambiente competitivo: gli incompetenti ambiziosi e furbetti sono legioni, dunque occorreva sgomitare con pervicacia e ferocia.

Adesso, invece, tutti abbiamo visto che con 23 amici su Meetup, magari nemmeno tutti veri, si poteva diventare senatori. Abbiamo così improvvisamente realizzato che potrebbe convenire impegnarci di persona: alla peggio, magari non passeremmo noi personalmente ma almeno qualcuna delle nostre personali opinioni!

Non andremo fisicamente in sezioni e circoli serali: ma vi parteciperemo online. Che non è la stessa cosa ma è sempre meglio che scegliere tra le opinioni di minus habens a Ballarò o Porta A Porta.

Un’aberrazione dalla quale occorrerà guardarsi, però, è l’equivoco intorno alla democrazia diretta. La democrazia diretta è argomento da politologi e storici, non da informatici.

Gli informatici, poi, sono spesso confusi anche sulla loro propria materia. Ad esempio, da quando esiste il web di tanto in tanto qualcuno salta su ad ammonire che questo o quell’àmbito sarà “disintermediato”. Ma non è mai stato vero. Non è mai successo.

Amazon non ha rimosso l’intermediario-negozio: ha sostituito quello di prima, brick-and-mortar, con quello online (ha anche trasformato intere filiere, come quella editoriale: ma gli attori non sono diminuiti, sono solo mutati). Morningstar o Charles Schwab non hanno eliminato la distribuzione retail dei prodotti finanziari: l’hanno arricchita. Google non ha rimosso l’agente pubblicitario: vi si sta sostituendo. Open Source o Wikipedia non hanno reso ridondante la figura del progettista e del team leader. Eccetera.

Allo stesso modo, la democrazia online non sarà per forza “diretta”, ossia un’impressionante agorà dove ogni mattina qualcuno esamina 50mila disegni di legge pervenuti, formulati perlopiù in italiano maccheronico e in gran parte peggiori di quelli sentiti in passato a Ballarò, e ne propone alcuni al popolo della rete per una votazione.

Chi coltiva questa visione non avrebbe dovuto passare Diritto al primo anno di Ragioneria. E neanche Informatica I per la verità.

Semmai, si potranno prendere decisioni molto più in fretta di oggi: la politica andrà finalmente a una velocità comparabile con quella dei mitici “mercati”.

Ci sarà una distanza più breve tra basi e partiti politici. Sarà più facile valutare la competenza dei delegati. I quali emergeranno come accadeva in passato: convincendo gli altri in sezioni, federazioni, congressi nazionali, tutto online o quasi.

Ci potremo permettere organi legislativi più snelli (Parlamento, Consigli regionali provinciali comunali). Potremo rinnovarli con maggiore frequenza.

Si potranno fare molti referendum propositivi, e magari finalmente pesarne i voti.

Ma delega e rappresentanza saranno sempre necessarie. O quantomeno non si è ancora affacciata l’innovazione che consentirebbe di superarle o anche soltanto di auspicarne il superamento.

marzo 30, 2013 / Paolo Magrassi

No identity? No democracy…

Sui giornali, ho sentito elettori del Pd lamentare che essi dovrebbero poter online idcontribuire alle proposte del partito immettendo online i propri emendamenti.

E mi pare giusto. Il web sta contribuendo a ravvivare il rapporto base-vertice dei partiti, da lustri ridottosi a mera fruizione televisiva.

Bisogna tuttavia considerare che le proposte formulate da un partito, che provengano dal web o che provengano da sezioni-federazioni-congressi brick-and-mortar, saranno sempre la semplificazione di opinioni differenziate. Su alcuni punti gli elettori del Pd, coacervo di retroterra politico-culturali molto diversi, hanno opinioni divise (accade anche in M5S, immagino): e a un certo punto occorre arrivare o a una sintesi o a delle scelte.

Dobbiamo stare attenti a non invocare il “tempo reale” o la “la rete” come meccanismi magici. Intanto, i partiti politici sono da sempre esempi di intelligenza collettiva. E poi, anche quando il web sarà molto più evoluto, le decisioni finali saranno sintetiche e dirimenti: molti sostenitori continueranno a non riconoscere, nelle proposte pubbliche del partito, le loro proprie.

Inoltre, nessun partito può leggere, capire e riconciliare le opinioni di tutti i suoi singoli elettori, in un blog o qualunque altro sito web. Certo, faremo passi in avanti. Oggi possiamo recepire le opinioni dal basso contando i commenti a un post o rilevando le reazioni a quesiti a risposta multipla, oppure eleggendo dei delegati, come accade anche nell’Open Source.

Domani disporremo di software content analytics più sofisticati, che consentiranno di analizzare le proposte di ciascuno, formulate liberamente in italiano, magari sgrammaticato, e di sintetizzarle (ossia lasciando sempre vincitori e vinti), confrontando le une con le altre.

Ma il problema vero, che invoca una soluzione politica urgente, è l’assenza di un’identità online certificata: questo particolare, misconosciuto in Italia mentre in altri paesi vi si è già legiferato, è a mio parere il più grave ostacolo sulla strada della democrazia online.

dicembre 28, 2012 / Paolo Magrassi

Robot cura te ipsum

In a LinkedIn discussion on medical robotics, I noted the following remark by a neurosurgeon: «A robot is an information system, and an information system is as good as the person who designs it and the person who uses it».

This is largely a myth.

Since a a couple of decades, artificial intelligence and robots build on characteristics that do not have much to do with those of humans, such as pattern recognition-based induction, hugely larger (than those of humans) knowledge bases, vastly superior precision, ultra-fast Bayesian networks navigation (the sole remote resemblance to humans, perhaps), and more.

Unlike structured and logically-based software, a robot resembles its programmer no more. Don’t think humanoid robot here: think robot surgeon. Or think chess-playing robots: their programmers ain’t Grand Masters and lose systematically in matches against their own software. See the point?

Today surgery is merely “robot assisted” (of which I predicted widespread use in a 2004 book), but watch out for for 50% of unemployed surgeons in 15 years or less.

agosto 30, 2012 / Paolo Magrassi

Disoccupazione come opportunità

Invece di raccontarsi scempiaggini sulle startàp e sull’economia della conoscenza, la cultura italiana dovrebbe riflettere su come funziona veramente la filiera dell’innovazione, specie quella a base tecnologica. (Da noi, si crede ingenuamente che tutto dipenda dalle spese in ricerca e sviluppo).

Se lo facessimo, una delle conclusioni che ne trarremmo sarebbe il riconoscimento della necessità di riconvertire gli addetti delle produzioni industriali obsolete.

Tale riconversione comporterebbe due vantaggi: la protezione dei lavoratori (non dei posti di lavoro senza futuro) e l’approntamento di un’atmosfera industriale adatta ad attrarre investimenti dall’estero.

Per quest’ultimo scopo servono anche altre misure (parlare inglese, Giustizia civile decente, PA efficiente, …), ma quella di cui parliamo qui è, a differenza delle altre, condizione necessaria: senza un tessuto industriale evoluto, nessuna produzione innovativa avrà luogo in Italia.

Questo fatto è stato spiegato, tra gli altri, da Andy Grove della Intel e da Steve Jobs al presidente Obama, come illustrato efficacemente da questo pezzo del New York Times (che dovrebbe essere tradotto e distribuito per uso e consumo da parte di politici e operatori mediatici italiani).

Non ci servono solo scienziati e MBA, ma anche (e in numero molto più grande di quelli) periti, quadri, operai specializzati, venditori, addetti al marketing.

Quando si è iscritti alle liste di mobilità, o in cassa integrazione, ogni settimana passata senza formazione è una scomessa su un futuro di difficoltà, sia per l’individuo sia per il sistema-paese.

Una frazione importante di inoccupati e disoccupati (tutti i giovani Neet, ma anche molti cinquantenni) potrebbero essere riconvertiti ad acquisire competenze di utilizzo dei sistemi informativi aziendali (produzione, spedizione, fatturazione, gestione crediti, alberghi, case di cura, aziende di trasporto, supermercati, beni culturali, …) e sui dispositivi di automazione che pervadono, e pervaderanno in modo esponenzialmente accelerato, tutti i settori della vita produttiva e civile, e che spesso richiedono un operatore umano per funzionare.